Sette riflessioni per migliorare l’informazione sull’Africa


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Da una decina d’anni Xavier Aldekoa è inviata per La Vanguardia in Africa e allo stesso tempo collabora con altri media. Infatti, recentemente ha fondato la prima e unica rivista di giornalismo internazionale in Spagna: 5W. Il libro “Océano África” raccoglie parte della sua esperienza nel continente. È stato invitato nell’ambito di una assemblea della Lafede.cat, e con il l’intenzione di fornire un punto di vista giornalistico sul Vademecum, che abbiamo lavorato intensamente nel progetto DevReporter. In merito alla relazione tra giornalisti e comunicatori delle ONG, e l’opportunità di arricchire l’informazione internazionale, Aldekoa ha condiviso alcune idee:

-Rischio di “umanizzare” troppo l’informazione: Ogni giorno le Ong hanno più opportunità di pubblicare notizie attraverso spazi digitali come i blog, che attivano i propri media. Allo stesso tempo, secondo Aldekoa, si dovrebbero ampliare le prospettive dei temi. Ad esempio, il caso dell’Ebola in Sierra Leone: il tema è stato trattato soprattutto da un punto di vista sanitario, ma questo aspetto è solo una parte del problema più generale; si tratta altresì di una crisi economica, sociale e politica.
Concentrandoci solo sull’aspetto umanitario del problema, si corre il rischio di riprodurre l’immagine del “bianco salvatore”.

-Viaggi con le ONG: c’è una crisi importante nell’ambito del giornalismo e sempre più ci si affida alle ONG. Si deve dare visibilità al lavoro delle organizzazioni, ma bisogna evitare di rischiare di dare una visione di parte.

-La multidimensionalità dell’Africa, che va più in là delle crisi: tenere in considerazione le molteplici sfaccettature del continente africano; l’aspetto culturale o la politica di fondo, per esempio. E’ un continente vivo, ma ci sono troppi aspetti che rimangono nell’ombra.

-Fornire un’immagine corretta del continente: ci sono documentari che hanno un effetto immediato. Aldekoa ha utilizzato l’esempio della storia che ha scritto su una bambina del Sud del Sudan in un accampamento di rifugiati. Conferma che questa realtà deve essere spiegata, però che non si debba ridurre l’Africa a questa unica realtà. Se si utilizza l’immagine di un bambino con delle mosche sul viso, sicuramente questo faciliterà la raccolta di fondi, ma non sarà un’immagine giusta.

-Creare collegamenti tra “il globale e il locale”: Le organizzazioni possono contribuire a creare un’interdipendenza e rompere le barriere tra il globale e il locale. Il Congo per i cellulari, la Nigeria per la benzina, il Bostwana per i diamanti…

-Conoscere i Freelances: I giornalisti freelances sono specializzati nelle Regioni in cui lavorano e sono la finestra verso i media. Aldekoa ricorda il caso di una ONG che pagò il viaggio al vicedirettore di una di un mezzo di comunicazione , nonostante lo stesso mezzo avesse già una persona specializzata nella Regione. Probabilmente perchè, riflette Aldekoa, si deve scegliere tra aver maggior visibilità, maggior spazio, o aver maggior profondità. Le ONG, quindi, devono ripensare a quale sia il loro vero obiettivo.

-Non facciamo lo stesso lavoro: possiamo condividere con le organizzazioni lo stesso obiettivo di trasformazione, ma non possiamo svolgere gli stessi compiti. Aldekoa osserva che sempre più ci sono reportage travestiti da giornalismo, quando giornalismo non sono.

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