Il rapporto tra giornalisti e attori della cooperazione al Festival di Perugia 1


E’ possibile per i giornalisti “fidarsi” delle Ong? Cosa possono fare gli attori della cooperazione per guadagnare e mantenere credibilità in quanto fonti indipendenti e testimoni diretti nei contesti di crisi ? E soprattutto, l’attivismo e il giornalismo potranno mai unire le forze? Queste le domande che sono state approfondite durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia organizzato in Italia dal 6 al 10 aprile scorso; in particolare venerdì 8 aprile, dalle 18.30 alle 19.45, durante un seminario dal titolo “Crisi umanitarie: il ruolo giornalistico di cooperanti e attivisti”  presso il Centro Servizi G. Alessi.

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Il dibattito si è sviluppato dalla constatazione che molto spesso il mondo del giornalismo non riesce ad avere informazioni dirette dai territori investiti da crisi di diverso tipo, nel mondo, informazioni che invece gli attori della società civile hanno, e sanno di detenere a volte in maniera esclusiva. Il problema è appunto: la società civile, le Ong, sono affidabili? Non sono giornalisti e la loro mission non prevede che ci sia imparzialità e obiettività nell’analisi dei contesti e delle situazioni di cui parlano. Possono quindi essere fonti credibili e attendibili per i giornalisti? È possibile e auspicabile una collaborazione giornalisti/società civile per la produzione di informazioni?

Gabriella Stern responsabile media e relazioni esterne della Bill&Melinda Gates Foundation, ha sottolineato che anche gli attori della società civile, nell’esercizio di attività di comunicazione, devono attenersi alle regole principali del giornalismo, ovvero obiettività e neutralità. Ritiene tuttavia che il cosiddetto “solutions journalism”, che ha molto seguito tra i lettori e crea molto coinvolgimento, possa essere un giusto compromesso tra comunicazione istituzionale e informazione.

Per Andrew Stroehlein, media director europeo di Human Rights Watch, il tema della libertà dei media è centrale e ritiene che equità, accuratezza e trasparenza devono essere valori condivisi sia dai comunicatori della società civile che dalla stampa. Conferma in ogni caso che il tema più spinoso che si trova a gestire quotidianamente è proprio quello di fare una comunicazione che evidenzi la differenza tra notizia e attività di advocacy.

Proprio a proposito di questo punto, Jean-Paul Marthoz del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, che ha in passato lavorato per Human Rights Watch, sostiene che per le ONG è davvero molto difficile non fare advocacy e quindi essere completamente neutrali nel riportare una notizia; a differenza di un giornalista, che dovrebbe essere sempre libero da condizionamenti.

Wilfried Ruetten, direttore dell’European Journalism Centre, sostiene che in realtà molto spesso anche il giornalismo, in Europa, è schierato, rinunciando al principio della neutralità, e non ritiene grave che le informazioni delle ONG siano anch’esse poco ”neutrali”; al contrario il principio della trasparenza, soprattutto verso i donors, deve essere il principio fondante della comunicazione della società civile.

Rachael Jolley, Direttrice del quadrimestrale Index on Censorship, ritiene che giornalisti e comunicatori delle ONG debbano seguire due percorsi diversi, non molto sovrapponibili, ma si pone una questione molto importante: chi finanzierà in futuro il giornalismo di inchiesta dal momento che ormai si pensa di poter avere contenuti gratuitamente?

Un seminario molto interessante, dunque, con una serie di riflessioni pienamente coerenti e in linea con quanto emerso anche nei tre anni del progetto europeo “DevReporter Network”.

A partire proprio dalla domanda cruciale posta da Rachael Jolley, che ci permette di ricordare proprio uno dei principali risultati raggiunti dal progetto: il finanziamento e la realizzazione di diciotto reportage giornalistici, progettati grazie al lavoro congiunto di giornalisti e ONG. I risultati ottenuti sono stati molto interessanti e grazie a questo video riassuntivo è possibile averne un’idea:

In particolare chi scrive ha potuto vivere in prima persona l’esperienza di Guinendadi.it, un reportage multimediale dedicato alla Guinea Bissau, proposto dall’Ong ENGIM Piemonte Internazionale e realizzato dai giornalisti Serena Carta, Carolina Lucchesini, Fabio Lepore e Sara Perro. Un’esperienza importante per entrambi i gruppi coinvolti: da un lato l’équipe di operatori e comunicatori dell’Ong (tra Torino e la Guinea Bissau) che si è messa a disposizione, facendo un passo indietro, dell’équipe di giornalisti garantendo loro la totale libertà di espressione e di analisi, agevolandoli però nel loro lavoro grazie alle conoscenze e dall’esperienza degli operatori dell’ONG e dei loro partner in loco.

Di seguito il trailer di Guinendadi.it :

Insomma proprio un esempio di come, tornando a una delle domande iniziali del seminario di Perugia, l’attivismo e il giornalismo possono davvero unire le forze e ottenere risultati interessanti. Basti ripercorrere, nel sito di Guinendadi.it (sezione “Parlano di noi”), il lungo elenco di testate nazionali che ha presentato il sito multimediale come best practice, oltre al fatto che è risultato il migliore reportage di Dev Reporter per l’Italia e il più votato dal pubblico a livello internazionale.

Ma questo è solo uno dei risultati raggiunti grazie al progetto  “DevReporter Network”.

La riflessione nelle tre aree coinvolte (Piemonte, Rhone-Alpes, Catalogna) è partita dalle stesse istanze sollevate nel seminario di Perugia: advocacy e giornalismo possono convivere? Le ONG possono essere fonti affidabili per i giornalisti? Le loro comunicazioni possono ambire a status di vere e proprie notizie? Come possono i giornalisti parlare con continuità e cognizione di causa di posti lontani, coinvolti in dinamiche complesse e che spesso richiedono una conoscenza profonda dei contesti e dei punti di vista delle popolazioni locali?

Grazie al progetto DevReporter più di  1.100 cooperanti, attivisti e 1.400 giornalisti hanno potuto incontrarsi e soprattutto confrontarsi per comprendere le esigenze degli uni e degli altri, capire dove sono i punti di contatto e se reciprocamente possa esserci collaborazione e fiducia.

Il percorso è stato lungo: tre anni di seminari, incontri, formazioni e workshop per giornalisti e operatori delle ONG, come quello organizzato a ottobre 2015 a Barcellona :

Per arrivare, a fine progetto, alla sottoscrizione del Vademecum per un’informazione internazionale responsabile. Un documento importante, condiviso da giornalisti e ONG, che pone le basi proprio per un lavoro comune e di collaborazione reciproca, così come auspicato anche durante questo interessante seminario organizzato a Perugia.

Articolo di Valentina Topputo, Ong ENGIM Piemonte Internazionale

E’ possibile rivedere l’intero seminario a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=A8iVVFtMxRo

Per consultare il programma completo del Festival di Perugia (molti degli eventi sono stati registrati e sono visionabili su Youtube): www.journalismfestival.com/programme/2016

Di seguito alcuni eventi selezionati e di possibile interesse per i partecipanti alla rete di “DevReporter”.

Climate change and migration: the untold story

Syria, how (not) to to report on a war

Frontiers: journalists, photographers and authors on the migrant tragedy

 

Di Valentina Topputo, Ong ENGIM Piemonte Internazionale


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A proposito di “Il rapporto tra giornalisti e attori della cooperazione al Festival di Perugia

  • creation site vienne

    Article et vidéos intéressantes qui donnent une vision complète de la prblèmatique. Maintenant, quid sur le terrain et au quotidien, chacun ayant des intérêts différents ?